Air Wick a canne mozze

Il giovedì è il giorno di pulizia delle stanze. La stanza è il riflesso di ciò che abbiamo dentro. Se abbiamo dentro gli uragani, fuori ci saranno paesaggi devastati dal loro passaggio. Se dentro siamo calmi e in pace, fuori tutto sarà, più o meno, in ordine. 

Gli operatori sono chiamati alle armi. Siamo equipaggiati di guanti e pazienza per entrare nelle loro camere, per affrontare i loro demoni che sono dei mutaforma. 

Nelle stanze si trovano valli di cibo abbandonato, liane di vestiti che partono dagli angoli più nascosti, montagne di improbabili oggetti accatastati uno sull’altro e, alle pendici di queste, la cenere delle innumerevoli sigarette, che sembra neve. All’orizzonte si stagliano pile di tazze e bicchieri, pieni zeppi di mozziconi di sigarette, che, a vedersi, sembrano delle ciminiere fumanti.

Sono questi i panorami che si presentano ai nostri attenti occhi di turisti del loro animo.

Quando entri in certe stanze, oltre ai guanti, vorresti avere una maschera antigas per proteggerti dagli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera. Non tutti gli ambienti in cui mettiamo piede sono ospitali e la nostra difesa principale è tenere il dito sempre pronto sul grilletto della nostra arma: l’ultimissimo modello di air wick a canne mozze. 

“Ludo, che mi aiuderesti n’attimino a fa ‘l letto? Perché non so tanto capasce”.

Mi giro e vedo Paola, mi sorride, mettendo in evidenza i suoi denti sproporzionati e cariati che mi fanno sempre pensare a Pippo, e mi tornano alla mente le immagini della mia infanzia.

La seguo nella stanza che condivide con Alessandra, la sua compagna di viaggio. Un giorno litigano e l’altro pure, ma “ce si deve vole’ bbene no, al di là delle incomprensioni, cioè no? quello che dico sempre io. Però è ‘na stronza”. ‘N fa na piega Paolé.

Quello che mi si presenta davanti, credo sia la rappresentazione visiva della parola schizofrenia. Penso alla etimologia della parola: mente scissa. 

Un lato della stanza, quello di Alessandra, è l’ordine. Quello di Paola è il caos cosmico che uragano Katrina spostate.

Le chiedo da dove partiamo, perché la roba da pulire e mettere in ordine è tanta, i calzini dentro le tazze del tè, nuovo packaging della twinings?, le sigarette spente dentro un bellissimo portacenere, ehi ma dove l’ho già visto questo? ah sì è la tazzina dove ho bevuto il caffè ieri, che gioia, diversi chili di extension acciambellate sul cuscino, infatti ho pensato fosse un nuovo gatto persiano, scarpe sotto le coperte, in fondo anche loro devono stare al caldo, no?, le mutande sulla scrivania..insomma Paolì, c’è da lavora’.

“Noo macché Ludovì, nte preoccupa’ proprio, me bbasta che famo ‘l letto, du minutini proprio, tanto non è tanto sporco alla fine”.

Prendo un bel respiro perché scusa in che senso ‘nte preoccupà proprio cioè ma hai visto che ce sta’ qua dentro scusa no ma lo vedo solo io tutto questo bordello oddio venitemi a salvare vi prego soccorsi è in corso un infarto del miocardioooo.

“No, certo, non è tanto sporco, però magari, mentre facciamo il letto, potremmo anche dare una pulita, tanto so du minutini proprio”, ho un sorriso fiducioso ma mi guardo intorno, colta da un improvviso scoramento, so già che è una battaglia persa in partenza.

Le mostro come si infila un lenzuolo con gli angoli e comincia la sua lotta con questo mostro sconosciuto. Finiamo in bellezza col copriletto, facendo attenzione a non svegliare le extension che riposano sul cuscino.

“Poi andiamo a prendere lo spray multiuso che puliamo la scrivania e una scopa che c’avemo da spazza via i gatti soriani che hai adottato eh?”.

“Noo macché Ludo, gli spray inquinano, guarda faccio così, tanto che sarà mai, du grammi de polvere, basta ‘na passata con le mani, è più ecologgico no?” e mentre passa la mano sulla scrivania si solleva una nube tossica che dateme la maschera antigas ora.

Mentre sto uscendo dalla stanza, per passare a un’altra missione, mi giro e vedo che si è sdraiata sul letto, con le scarpe sul cuscino. 

“Aho’ Ludovì, che bello ‘sto letto pulito, si sta ‘na favola”.

Sto rischiando una scompensazione psicotica e il mio doc grida vendetta. 

Centodigioooottooooo.

3 Replies to “Air Wick a canne mozze”

  1. Per me, la casa è l’abitazione della vita. Non riesco a pulirla perché, rifiutandomi, ha dimostrato che gli sono estraneo. Non riesco a pulirla io, perché da estraneo mi è estranea. Si, la vita ed io siamo come due separati in casa. Certamente coabitanti ma non con_viventi; e se reciprocamente interessati, solo per cause da forza maggiore. Non riesco a impedirgli di mandarmi le bollette, infatti!

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