Milano fashion week

Tutti abbiamo un outfit da “pulizie di primavera” e credo che molti degli abiti che calcano una passerella, durante la settimana della moda, prendano spunto da questo infinito bacino di idee ma Giuseppe, lui, è riuscito ad essere oltre.

Alle 8.48, con ventotto minuti di ritardo, si presenta per fare il nostro solito lavoro.

Fa ingresso in caffetteria, aprendo la porta improvvisamente e, altrettanto improvvisamente, i miei occhi vengono colti da un ictus. 

Dal basso, focalizzo delle scarpe nere senza lacci da cui spuntano due calzettoni bianchi, stile giocatori di football anni ‘70, su una gamba si fermano alla caviglia, mentre sull’altra salgono fino al polpaccio. I calzettoni, usati come fermacarte, ingurgitano la fine di un pantalone della tuta di cui si intravede il rosso fino al ginocchio, perchè da lì prendono la parola dei pantaloncini da basket blu, che se erano gialli avrei pensato si fosse ficcato una forma di Lerdammer, tanti erano i buchi presenti. 

Sopra, una felpa azzurra con cappuccio volutamente lasciata aperta. Tra i due lembi della lampo, si intravede una maglietta stile Kandinskij che però immerge i pennelli nel gulash della nonna. 

E Armani muto. 

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