L’Oréal

Lucia cambia taglio e colore di capelli più velocemente di quanto Bolt faccia i 100 m piani.

Ora in testa ha un meraviglioso verde vomito, un giallo pipì paglierino, un rosso ormai arancione ragù e una sfumatura di azzurro su cui L’Oréal e Redken potrebbero aprire un’accesa discussione. 

La sua chioma è morbida e definita come una scopa di saggina consumata. 

Si sta come / di Lucia / sulla testa / i capelli.

Niente, mi esce l’Ungaretti potente pensando alla valorosità dei suoi capelli che, come soldati, potrebbero soccombere, tra un attacco congiunto di taglio/colore e l’altro.

Ma comunque la definizione dell’identità passa anche dai capelli. Infatti quando la vedo sto confusa.

“Ludovì, che m’accompagneresti da acqua e sapone che me vojo comprà na tinta? C’ho voja de cambià un po’, me so stufata de sto colore”. Uno?

“Sì, andiamo. Che colore pensavi di farti?”

“Maaah..il rosso mogano non me dispiaceva sì? Ma anche l’azzurro potrei famme..o meglio blu notte?” Ha le idee chiare.

Percorsi 200 metri ha già cambiato idea sei volte, non le sto dietro, ma d’altra parte Bolt ha fatto il record mondiale mica penniente.

Approfitto dell’occasione per intavolare un discorso costruttivo sul rapporto con la sua compagna di stanza: “Ma sì io ce so’ rimasta male perché lei cioè sì ma come te viè de cambià la posizione del letto così, senza dimme gnente, cioè ce so rimasta proprio male perché vuol di’ che non me vuoi vede’ e non vuoi parlà co me, mi fa sta’ un po’ male ‘sta cosa e te vojo di’ una cosa importante…” mentre parla, ascolto interessata e contenta perché si sta aprendo e mi vuole rendere partecipe di qualcosa di importante, “..il colore dei capelli, forse c’ho pensato, meglio biondo platino..o forse nero”. Come non detto. 

“Comunque andiamo all’erboristeria che è mejo de acqua e sapone, ce stanno ‘e cose naturali, non vojo trattà male i miei capelli”, meglio tardi che mai.

Entriamo nel negozio e lei, con la solita velocità di Bolt, si fionda al reparto colori e investe la commessa di un centinaio di domande. Il tutto in 3 secondi e 45 centesimi.

“Allora le mostro il blu elettrico che mi ha chiesto, però sarà difficile che le venga con quella base..” la commessa mi guarda in cerca di aiuto e supporto, io le regalo uno dei miei più sereni sorrisi da “va tutto benissimo, è tutto bellissimo”.

“No macché dice, certo che viene sulla mia base, tanto è chiara (chiara?!), me viè di certo”.

“Ludovì che dici? Sono indecisa tra il blu elettrico, il nero, il platino e il verde”, ecco questo mi mancava. Tutti molto simili in effetti, sfumature proprio.

“Beh, sono tutti colori molto diversi fra loro. Prendiamoci un attimo per pensare, capiamo prima quale si può fare sulla tua base e soprattutto qualcosa che non ti stanchi”.

“Ok prendo il rosso rame!” 

Cos?! Cazzo mi sono persa?

La commessa è visibilmente confusa, le mimo con le labbra un fugace “non si preoccupi” e in 0.2 siamo fuori dal negozio.

“Oh grazie mille Ludovì, mi sei stata d’aiuto, grazie davvero, non so come avrei fatto senza de te”.

Mi sono sentita utile come i bagnini durante le olimpiadi di nuoto.

Mentre siamo sulla via del ritorno lei attacca “comunque stavo a pensa’ che pure quel rosa shocking non era niente male..oddio che dici? Sì forse sarebbe meglio il rosa, me dona de più con questo incarnato, sai io sono ancora giovane..che dici lo devo anna’ a cambià?”.

E niente, ho capito che non sarò mai una centometrista.

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