Sk8er Boi

Anche i semi-dei compiono gli anni e vanno festeggiati come meritano.

“Daje Gabbriè, che vòi per il compleanno tuo? Che Babbo Natale te porta il regalo!” chiede il suo compagno di stanza, con un ghigno malefico.

La sera lo festeggiamo in caffetteria e decidiamo di intonare “Tanti auguri a te” tutti insieme. Sono a mio agio come quando da piccola i miei genitori mi obbligavano a fare gli spettacoli d’animazione nei villaggi turistici, solo che ora la situazione è ribaltata e io sono l’animatrice. Emergono prepotenti i miei traumi infantili.

Gli diamo il regalo, lui lo guarda come se avessimo in mano sterco di vacca piemontese, lo fissa con sguardo vacuo e non lo prende. Dopo averlo spronato ad aprirlo, guarda le due magliette in silenzio e ha la stessa faccia di quando a Natale ricevi da tu zia una sciarpa palesemente riciclata e non riesci a dissimulare lo schifo.

“Ti piace?”. Passano alcuni interminabili secondi, tutti siamo col fiato sospeso, aspettando il verdetto del semi-dio.

“No”, aaah l’inconfondibile spontaneità dei bambini, quella che ti lascia nell’animo una ferita profonda perché sai essere la verità.

“Dai almeno indossala, facci vedere come stai! Dacci questa soddisfazione visto che ci siamo impegnati a cercarti il regalo ed era quello che hai chiesto tu!”

Lui, con la velocità fulminea che contraddistingue un bradipo in coma, la indossa, si prende i complimenti di tutti e poi…la copre completamente con la felpa che aveva già.

La ferita sanguina sempre di più.

“Ludi, prendila tu, starà meglio a te, provatela”.

Eh no, non mi freghi, non mi rifilerai la sciarpa daa zia tua.

“Ma che dici Gabri! E’ tua, i ragazzi si sono impegnati a farti questo regalo, te l’hanno fatto col cuore! Non essere indelicato. Li ferisci così”.

“Ma non mi piace”. Lo dice con una naturalezza disarmante.

Ormai ci stiamo dissanguando.

Mi fissa per qualche interminabile secondo, poi, davanti a tutti:

“Ricantami tanti auguri”. Sadico infame.

Tutti si girano e mi sento in trappola.

Se non canto passerò da guastafeste, se canto, dal mio inconscio usciranno ruggenti ricordi.

Probabilmente, quando ritornerò a casa, per il trauma, mi ritroverò in un angolo al buio, dondolando ossessivamente avanti e indietro, battendo le mani sulle tempie.

La festa finisce e torniamo in stanza staff. Io, Gabriele e un’operatrice stiamo commentando la bella festa, il bel clima, le canzoni che abbiamo ascoltato tutti insieme.

“Beh… sapete…se avete vissuto queste cose belle, ascoltato Avril Lavigne, bevuto la Fanta e la Coca Cola, mangiato patatine e popcorn e gustato le torte…è grazie a me. Perché io sono nato. Altrimenti non avreste mai ascoltato Avril Lavigne, e non avreste mangiato queste cose buone. Sono io che ho fatto un dono a voi, non voi a me. Quindi ringraziatemi”.

Inchinatevi tutti innanzi alla potenza psicotica.

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