PsicoThai

Francesco è alto, riccioluto e indossa sempre un paio di beats che gli incorniciano il suo giovane viso.

Ha quell’inconfondibile accento milanese che ti catapulta direttamente all’ombra della Madonnina e ti sembra di parlare con un ricco imprenditore a cui, da un momento all’altro, sentirai dire “We, alora, quanto costa la baracca qui?!”, indicando il Duomo.

Francesco appare come un giovane ragazzo alla moda, con il sogno di intrattenere una grande folla scratchando su dischi di pizza, vista anche la sua aspirazione a diventare un pizzaiolo di fama mondiale, tutto questo mentre riesce a tenere lezioni di mindfulness, aaah! beata gioventù! Peccato che queste fantasie riesca a costruirle solo nella sua mente, quando non assume le sembianze di un ghiro. Un ghiro depresso e narcolettico, con la passione per le serie tv.

Nei periodi in cui è in veste di ghiro, imitando il comportamento del suo simile del mondo animale, presidia la sua roccaforte, il letto, rigorosamente privo di lenzuola, infatti predilige il contatto diretto tra la nuda pelle e il materasso. Il giaciglio è meticolosamente delimitato da un intelligente sistema difensivo, composto da piatti contenenti cornicioni di pizze risalenti al mesozoico, bicchieri incrostati del caffè delle migliori torrefazioni Lavazza, e tazze con plurime stratificazioni di materiale organico, di cui, solo con il metodo del carbonio 14, potremmo dedurne l’esatta datazione.

Come il piccolo roditore, anche il nostro amico milanese conduce una vita ritirata durante il giorno e, solamente quando il sole tramonta, inizia la sua ricerca di cibo, che lo costringe, suo malgrado, a incontrare gli altri ospiti della comunità. Una volta fatta incetta delle cibarie che più lo aggradano, torna velocemente a nascondersi nella propria tana. Di buona forchetta, come lui stesso si definisce, ama il cibo, in tutte le sue espressioni. Ma c’è una cosa che lo fa impazzire: il thai.

Lo incontro per i corridoi mentre trascina i suoi lunghi piedi scalzi (avete mai visto ghiri indossare le ciabatte?) alla disperata ricerca del volantino del ristorante thailandese.

“We Ludo, cosa mi consigli di ordinare stasera?”

“We, alora, ma in realtà mi farebbe piacere che tu venissi a cena con tutti noi. Non ti va di mangiare con noi?”

“Ma sei impazzita, per caso?! Quella roba lì?? Ma vaaa. Ma con voi poi?! Tzé”.

Ha ragione, che cosa folle tentare di promuovere lo spirito comunitario, in una comunità. E comunque la cosa più divertente è ricevere i feedback dei ragazzi sul mio, evidentemente molto poco stabile, equilibrio psichico. 

Mi sventola in faccia il volantino del suo thailandese di riferimento, non molla: “Dai alora! Dammi un consiglio. Prendo il pad thai, un khao pad o un thai larb?? Dai che devo chiamare entro le 18.30, se no gli operatori mi rompono che non mi fanno più ordinare se tardo”.

Io, visibilmente confusa, provo ad articolare: “Un che?! Non so i nomi e non conosco i piatti!”

“Se va beh ciao, ma poi anche io come sono messo che chiedo a te?” e si dilegua.

Niente raga, anche dal mondo psicosi, è tutto per oggi. Arrivederci a domani. 

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