Ronn Moss

Sto cercando alcuni ragazzi perché dovrebbero partecipare a dei gruppi terapeutici, quindi sono in fase inseguimento. Ho già setacciato tre piani a piedi, non mi rimane che uscire, passando dalla caffetteria. Guardo dall’oblò e li vedo. Entro, faccio le scale e comincio a chiamarli.  Stanno uscendo nel parco e intanto entra Alfredo, col suo solito passo lento.

“Ragazzi, ascoltate, ci sarebbe…”, parlo ad alta voce per cercare di raggiungerli dal lato opposto della sala.

“Weee, ciao bellissimaaaa..” sorride e mi si para davanti, mi stanno sfuggendo.

“Ciao Alfredo, usa il mio nome, non “bellissima”, senti aspetta un attimo che devo chiamare..”, si stanno allontanando, inesorabilmente.

“Noo dove vai, che devi fare..”, mi copre la visuale con la sua stazza, mi sento impotente.

“Aspettate, ragazzi!”, brutto non essere visti. Ora capisco cosa si prova.

Continua imperterrito a parlarmi, mentre io mi sbraccio e salto per cercare di farmi vedere da loro che, incuranti, se ne vanno. 

“Guarda ma sai chi sembri?”, chiede con un’ondata di entusiamo inaspettato.

Una che viene brutalmente ignorata.

“Ma è pazzesco! Sei proprio come quella attrice.. comm si chiama..non mi viene il nome..”.
Ci risiamo. Comincio ad avere una crisi d’identità.

“Mi pari..uguale proprio a..maronn non mi viene il nomm..ah sì, Ronn Moss!”.

Sono confusa.

“Ronn Moss?! Ma è un uomo!”, scoppio a ridere.

“Eh sì, no infatti non dicevo lui, me so’ confuso..dicevo la compagna, chella là, bellissima, bellissima lei, che donna, quella bionda..come si chiama..dai, aiutami”, continua a scavare negli anfratti della sua memoria giovanile.

“Ah sì! Ci sono! Brukke! Brukke Logàn!”, è raggiante.

Mi ha paragonata prima all’uomo-mascella poi al personaggio di Beautiful che meglio descrive il mestiere più antico del mondo. Ok. 

“Ma come Brooke Logan! Dai ha anche una certa età!”.

“Sì ma che c’entra è una bellissima donna! Come si chiama l’attrice?”, mi vuole tenere a discorso ma io vorrei continuare la mia ricerca, ormai mi hanno seminata, ho perso le loro tracce e dovrò rifarmi tutti i piani a piedi. Che greve che è la vita.

“Si chiama Catherine Kelly Lang”, gli ricordo, e riaffiorano alla mia mente ricordi di pomeriggi liceali, quando tornavo a casa e la televisione faceva risuonare la voce di Brooke.  Rimango sempre colpita dal fatto che, là dentro, ogni contatto, ogni scambio, anche quello che sembra il più insignificante, alla fine ti lasci qualcosa, su cui poi riflettere.

“Eeeh sì Caterina Lung, è vero, è vero!! Sì sì sei uguale, pazzesco!”, e se la ride.

“E’ Lang, con la A! Va bene senti devo andare, che devo chiamare i ragazzi, se no non vengono al gruppo! Ci vediamo!”, lo scarto velocemente e mi avvio verso l’uscita, sperando di trovarli ancora là fuori e di non dover fare la caccia al tesoro. Ah regà non c’ho più l’età.

“Ciao Brukke! Madò sei proprio uguale, ma pazzesco..a dopo Brukke!”.

E niente, me devo da’ ‘na Moss se no faccio tardi.

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