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I PESCATORI SANNO CHE IL MARE È PERICOLOSO E LE TEMPESTE TERRIBILI, MA NON HANNO MAI CONSIDERATO QUEI PERICOLI RAGIONI SUFFICIENTI PER RIMANERE A TERRA.
(Vincent van Gogh)

Dopo la scintilla iniziale, quell’idea buttata lì, quasi come uno scherzo ma che scherzo non era, ci siamo a lungo fermate a riflettere sul perché far nascere una pagina di questo tipo. 

Uno dei desideri da cui siamo animate e che ci ha spinte a creare questo spazio è quello di parlare alle persone di disagio mentale. Nella quotidianità della nostra esperienza abbiamo potuto toccare con mano le distanze che la nostra società prende dal disagio psichico, un’eredità storica, un lascito da tutte le epoche precedenti, che non può più essere ignorato. E’ necessario scoprirsi gli occhi, guardare in faccia queste donne e questi uomini, le loro storie e le loro sofferenze perché questa cecità autoindotta non risolverà il problema e, anzi, alimenta la paura, alimenta lo stigma. 

Con questo progetto, seppur in piccola parte, e ci rendiamo conto che il nostro contributo rappresenta un primo passo di ciò che deve essere fatto, vogliamo promuovere  questa lotta contro l’emarginazione attiva del disagio psichico. Vogliamo affermare che esiste e che si può contattare in molte maniere. 

Il rivoluzionario Basaglia disse: “In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettar tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, per tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla”.

Nel tempo diverse sono state le dimostrazioni di questi tentativi di eliminazione. 

Pensiamo per un momento alle strutture manicomiali. Venivano rinchiusi lì i “pazzi” che costituivano una minaccia all’ordine sociale e che non potevano finire in carcere perché non equiparabili a delinquenti. 

Ma dove erano dislocati i manicomi?

Si trovavano perlopiù nelle periferie delle grandi città o, addirittura, costruiti su isole.

Dunque, erano quanto più possibile lontano dal cuore della città, dagli occhi della gente. 

Anche guardando alle nostre situazioni personali sarà possibile, a tutti noi, scovare, da qualche parte, quel senso di inadeguatezza che ci colpisce, ogni volta che sentiamo il bisogno di parlare dei nostri disagi perché si rischierebbe di apparire come poco funzionali e deboli: è qualcosa di così profondamente radicato nella nostra società, che porta le persone a chiudersi in se stesse e a fronteggiare in solitudine i propri demoni. 

Nonostante timidi passi avanti fatti dal nostro paese nell’accettare anche solo l’esistenza della figura dello psicologo e dello psicoterapeuta, ancora tanto resta da fare. 

Quindi, in seguito a una riflessione durata mesi, dopo aver abbattuto il nostro senso di onnipotenza e fatto i conti con l’esame di realtà, vorremmo poter dar voce e spazio, in maniera ironica ma sempre rispettosa, e secondo le nostre competenze, a quello che ci sembra essere un fatto importante: il disagio psichico esiste e va, perlomeno, visto. 

Non parliamo solo delle psicosi, della schizofrenia, dei disturbi di personalità…ma anche del disagio in cui siamo immersi quotidianamente: pensiamo alle ansie, alle patologie depressive sempre più in aumento nel nostro paese.

Questo contenitore vuole essere uno “spazio mentale”, un luogo non fisico dove avvicinarsi a queste psicopatologie, conoscendole attraverso l’ironia. 

L’ironia è uno strumento potentissimo e salvifico, ci viene in aiuto per fronteggiare tante sfide che siamo chiamati ad affrontare quotidianamente nella nostra vita.

E’ un meccanismo di difesa, per proteggerci da ciò che ci fa stare male, ci consente di mettere in parole il nostro dolore o le nostre paure, senza sentirne troppo il peso che risulterebbe altrimenti troppo gravoso per noi da tollerare. 

E’ però anche un mezzo per contattare l’Altro sofferente, è un linguaggio che ci aiuta a comunicare con l’Altro. 

Raccontare il disagio attraverso l’ironia ci è sembrato un buon modo per dar voce al desiderio da cui siamo animate, far conoscere e dare spazio alle psicopatologie.

Quasi ogni pezzo contiene ironia, ci strappa una risata, e lo leggiamo con maggiore leggerezza. A quel punto, l’ironia ha creato una breccia e le parole che abbiamo letto sedimenteranno in noi, potrebbero diventare spunto di riflessioni. Ma, tutto questo, sarà avvenuto in maniera non traumatica e ci consentirà di pensare a quel tema, ci consentirà di starci dentro, senza l’impulso mentale di fuggire via di fronte a ciò che ci fa paura. 

Ci teniamo, inoltre, a precisare che i racconti presenti nel nostro blog, seppur ispirati alla realtà, la riportano, per forza di cose, dal nostro punto di vista. Ovviamente ogni racconto è stato adeguatamente rimaneggiato in modo che sia impossibile risalire ai protagonisti delle storie e, in alcuni casi, coloriti da passaggi inventati.

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